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Iperstimolazione ovarica e gravidanze multiple: quali i rischi per la donna?

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Una delle complicazioni più temute nella Procreazione medicalmente assistita è certamente l'iperstimolazione ovarica che consiste nell'uso dell'FSH, l'ormone follicolostimolante. Somministrato in eccesso, questo ormone determina la maturazione contemporanea di un grande numero di follicoli.

L'ovaio cresce in modo anomalo, se l'iperstimolazione è grave, si forma un'abbondante raccolta di liquido nell'addome, il sangue si ispessisce e perde proteine e la funzionalità renale diminuisce pericolosamente. Si possono determinare trombosi e tromboflebiti, esiste addirittura il rischio di vita nei casi più sfortunati. E' importante che, quando è evidente un rischio di iperstimolazione, non si trasferiscano gli embrioni.

Le iperstimolazioni possono essere classificate secondo la loro gravità in lievi, moderate e severe: nelle fecondazioni assistite una iperstimolazione lieve è quasi sempre presente e comporta distensione addominale, nausea e ingrossamento delle ovaie. In genere questa forma non richiede ospedalizzazione e si risolve spontaneamente. Quasi tutte le iperstimolazioni ovariche si osservano nelle donne più giovani e in quelle che sono portatrici della sindrome dell'ovaio micropolicistico.

Le gravidanze multiple sono una complicazione sgradevole e pericolosa. E sono spesso il risultato di un errore del medico: la tecnica per ridurre il numero degli embrioni, con lo scopo di garantire ai sopravvissuti maggiori possibilità di sviluppo fisiologico, consiste nel raggiungere uno o più feti, attraversando con un ago la parete addominale materna e l'utero in modo da poter eseguire un'iniezione intratoracica di cloruro di potassio. Il momento migliore per questo intervento sembra essere compreso tra la decima e la dodicesima settimana di gravidanza. La complicazione più frequente è l'aborto, che si verifica nel 10-15 % circa delle riduzioni da 3 a 2 feti e in misura un po' superiore quando il numero di feti soppressi è maggiore e l'intervento può avere conseguenze drammatiche sull'equilibrio psicologico della madre. Questo è l'unico rimedio noto per eliminare i rischi delle gravidanze plurime una volta iniziate; esso comporta una scelta che ripugna moralmente alla maggioranza delle persone e non si dovrebbe mai mettere una coppia nelle condizioni di doverne discutere.

Qualche volta si presenta anche il fenomeno del vanishihg foetus, cioè del feto che scompare: uno dei sacchi gestazionali osservati con l'ecografo scompare e non lo si trova più nelle ecografie successive, senza che il suo riassorbimento determini danni particolari al fratello o ai fratelli sopravvissuti.
Un'altra possibile difficoltà riguarda l'impianto ectopico, molto frequente è la gravidanza tubarica, che si verifica per uno strano fenomeno di trasferimento per aspirazione di un embrione dalla cavità uterina fin dentro alla tuba. L'unico modo di evitare questo rischio è quello di ricorrere all'iniezione dell'embrione nella mucosa uterina, una tecnica alla quale pochi ricorrono perché è considerata difficile e invasiva.
Qualche volta si trovano gravidanze multiple, con uno o due embrioni in utero e uno in una tuba. Poiché la diagnosi tempestiva di gravidanza ectopica ( ovvero fatta prima che inizi la sintomatologia, che può essere acuta e drammatica) si può fare facilmente con un'ecografia, molte di queste gravidanze vengono operate con un intervento laparoscopico, semplice, poco invasivo, e che consente un rapido recupero; altre possono essere trattate con farmaci come il metotrexate, un antimitotico che può essere iniettato nel luogo dell'annidamento e che può determinare la morte del tessuto trofoblastico, evitando così l'intervento. Di solito un valore molto basso di βHCG, soprattutto se accompagnato da perdite di sangue e dolori addominali, è indice di una gravidanza ectopica, ma la verifica definitiva si esegue con un'ecografia alla sesta settimana di gravidanza, durante la quale viene controllata la collocazione dell'embrione.